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Sindacati? No grazie.

vietato8rvSuccede alla Miswaco, azienda con sede in provincia di Ferrara.

La notizia è diffusa da estense.com, quotidiano on line ferrarese.

La MiSwaco è un’azienda florida, emanazione di una multinazionale statunitense con sede in Texas e che costruisce macchinari per la perforazione dei pozzi petroliferi. La MiSwaco si dedica in particolar modo alla produzione di dispositivi che si occupano della separazione solido-liquido dei materiali prodotti nell’attività di trivellazione e di controllare i solidi prodotti dalla perforazione del terreno.

Un’azienda florida, una sorta di mosca bianca nel tessuto industriale ferrarese dove la crisi morde e in cui a pochi chilometri la ThyssenKrupp ha avviato la mobilità per 611 dipendenti del gruppo Berco.

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Diritti scippati

Federmeccanica colpisce la Fiom, e con essa i diritti dei lavoratori. Complici Cisl e Uil. E la cultura di chi pensa solo al proprio orticello.

l'urlo di Munch

"l'Urlo" di E.Munch

Federmeccanica ha disdetto ieri il contratto collettivo nazionale del 2008, l’ultimo firmato anche dalla Fiom. La ragione è “c’è bisogno di più flessibilità”. Peccato che la flessibilità vada bene solo dove ci sia uno stato sociale (il tanto decantato ‘welfare state’, all’inglese) forte e in grado di ‘coprire’ il lavoratore che flessibilmente si trova in periodo di disoccupazione.

Ed in Italia non c’è.

Federmeccanica non vuole perdere l’adesione della Fiat di Marchionne, e anticipa il posizionamento di Confindustria.

L’idea è di far cadere il ‘rischio imprenditoriale’ sui lavoratori, che finiscono così per pagare la crisi senza beneficiare di un eventuale profitto.

Ci manca solo che debbano ‘ringraziare’ lorsignori che li fanno lavorare.

Con il benestare dei sindacati compiacenti (Cisl e Uil), di quasi tutte le forze politiche e con il supporto dei grandi mezzi di informazione, in favore di una ‘flessibilità precaria’, vengono cancellati decenni di lotte.

Fim e Uilm gioiscono. Rimangono gli unici interlocutori e chisseneimporta se non hanno nessuno dietro: hanno guadagnato un posto a tavola.

Intanto la politica risponde debolmente e i principali giornali fanno loro il “non cambia nulla” dei sindacati gialli.

Dopo questo ennesimo attacco ai diritti – che oggi interessa i metalmeccanici, ma domani interesserà tutti gli altri – sarebbe bello vedere uniti nella piazza del 16 ottobre tutti coloro che si oppongono alla cultura berlusconista.

A cominciare dal popolo viola, che convoca per il 2 ottobre (esattamente 15 giorni prima) una manifestazione contro Berlusconi.

Forse sarebbe ora di capire che bisogna difendere la Costituzione sempre, non solo quando si parla della libertà di stampa o dell’indipendenza della magistratura, ma anche quando si parla dell’art. 1 e degli articoli 39 (quello che anche se inattuato, dà la base al contratto collettivo di lavoro come forma di garanzia e di tutela per i lavoratori che se lasciati alla contrattazione individuale sarebbero facile vittime di ricatti datoriali) e 40 o del 41 (quello che dice che l’iniziativa economica privata “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”).

Perché se anche formalmente sei un uomo ‘libero’, se non hai diritti sociali, sarai ricattabile per poter soddisfare i bisogni primari. Avrai formalmente il diritto di esprimerti ma lo svenderai per poter mangiare.

Avere garantiti i diritti sociali implica la possibilità di non sottostare a nessun ricatto e di potersi esprimere liberaamente.

Non si può continuare a viaggiare a binari separati. Chi vuole democrazia non ha più ragione di non appoggiare la battaglia per i diritti sociali.


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