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Cosa non ci piace dell’ordinanza sul mercoledì in piazza

Qui sotto l’intervento che Leonardo Fiorentini ed io abbiamo inviato alla stampa.

Piazza vuota

Sgombriamo subito il campo dalle incomprensioni: ai vigili urbani oggetto dell’aggressione di qualche mercoledì fa va ovviamente la nostra solidarietà, come va al ragazzo che circa 15 anni fa venne sfiorato da un bicchiere (episodio che provocò la prima ordinanza sul divieto del vetro in piazza). E ancora: siamo favorevoli alla regolamentazione legale del consumo di tutte le sostanze, figuriamoci se non lo siamo per l’alcol, che ogni anno provoca nel nostro paese più di 30.000 morti.

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Quando il diritto ridà priorità alla politica sull’economia

Sta dilagando, in una classe dirigente politica sempre più priva di idee, la strana concezione di ‘governo tecnicista e manageriale’, un po’ come se la cosa pubblica fosse un’azienda e dove le scelte si basano semplicemente nell’applicazione di (presunte) regole economiche.

Un esempio è quello della gestione dei servizi pubblici locali, in particolare quello del servizio idrico integrato.

La legge parla di obbligo a ricorrere alla gara – ammettendo l’assegnazione  a soggetti privati – per i servizi a rilevanza economica. Ma chi determina cosa è e cosa non è rilevante economicamente? Logica (e giurisprudenza) vorrebbero che fosse l’ente locale a definirlo, e che fosse quindi una scelta ‘politica’. E proprio su questa logica, da mesi (e quasi anni), il Forum nazionale dei movimenti dell’Acqua (e quindi tutti i comitati, movimenti, partiti al suo interno) si sono mobilitati per modificare gli statuti comunali e rendere la gestione del servizio idrico integrato un servizio privo di rilevanza economica.

Ma qui viene il bello. La concezione economicista  e tecnicista dei nuovi politici/politicanti manager e dei dirigenti degli enti locali assunti nel cielo di chi prende le decisioni (anche) politiche ha dato la sua interpretazione.

Visto che l’acqua si vende e si compra – e quindi la rilevanza economica è intrinseca – e che è possibile produrre utili, il servizio va assegnato a gara e quindi a soggetti di diritti privato. Fine, stop. Il diritto, le scelte politiche che stanno dietro una normativa, la ratio, perdono di valore. Vengono ignorate in favore di una presunto più corretto significato derivante da una  lettura altra.

Per fortuna, nell’ambito della gestione dei servizi pubblici locali è intervenuto il Consiglio di Stato, che – con sentenza del 10 settembre 2010 (la numero 6529) – ha ricondotto la definizione del servizio al suo ambito naturale: quello della politica.

Infatti la sentenza stabilisce  che la qualificazione di un servizio pubblico locale secondo il parametro della rilevanza economica o meno non dipende dalla sola capacità di produrre utili del modulo gestionale, ma dai vari elementi di sviluppo nel contesto. Ed in particolare la sentenza rafforza le interpretazioni giurisprudenziali precedenti in ordine al riconoscimento della competenza esclusiva dell’ente titolare del servizio a determinare la qualificazione di un servizio pubblico locale come economicamente significativo o meno.

Con buona pace di chi vorrebbe l’economia a capo della politica.


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