Fenomenologia di una maestra

student1ossia ma come mai i compiti della maestra Margherita hanno avuto così successo?

Questo ‘dialogo’ è avvenuto fra me ed Annarita Bova, giornalista de La Nuova Ferrara che ha per prima scritto un articolo sui compiti delle vacanze assegnati da una maestra ferrarese, Margherita Aurora.

Anche se in realtà, come potete leggere qui sotto per l’immaginario collettivo, più che compiti sono non-compiti.

Una doverosa premessa: questo è quello che, secondo Annarita e me, ha dato tutto questo successo ai compiti dati da una maestra ai suoi bimbi di seconda elementare. Non siamo psicologhe e nemmeno insegnanti, i contenuti di questo dialogo non vogliono avere l’autorevolezza né di serie analisi né di verità assolute. Sono solo la lettura di due donne, influenzate dai propri desideri e dalle proprie frenetiche vite.compiti

E: Cavoli, Annarita, i compiti delle vacanze di Margherita hanno avuto successo… io mi aspettavo potessero creare “viralità sul web” ma non mi sarei mai immaginata che scoppiasse il boom mediatico. Magari tu sì visto che ci hai fatto un articolo…

A: Colta di sorpresa anche io. Ho deciso di fare il pezzo perché mi è sembrata comunque una notizia, una bella notizia una volta tanto.

E: E poi sembra quasi che, in questi giorni in cui i telegiornali sono ovviamente riempiti da tragedie e dalla preoccupazione, servisse uscire dal buio dell’ansia e della serietà… quasi ricordarsi di vivere… non trovi?

A: Una mia amica, dopo aver letto il pezzo, mi ha scritto “Ogni tanto buoni sentimenti e allegria. Grande Margherita, bello, bello, bello”. Penso che il “segreto” stia proprio nella voglia di normalità, nella necessità di rallentare. Sì, è come dici tu, una sorta di boccata d’ossigeno.

E: La cosa che mi ha colpito è stato il bisogno di farsi dare il compito di prendersi cura di sé e dei propri cari… come che se non ti fosse dato “il compito” potesse viceversa apparire come pigrizia o come se si stesse perdendo tempo!
Invece la percezione che ho avuto è che attraverso il dover fare “i compiti” si giustifichi la cosa più naturale: godersi i momenti di compagnia e di riposo…

A: Da mamma sento la necessità di stare con mia figlia nel pochissimo tempo che ho a disposizione. E ho voglia di farlo senza schemi, senza limiti, senza orari. Quello che agli occhi di qualcuno sembrano “banalità” per altri (tanti, direi a questo punto) sono invece diventate un lusso. C’è un mondo fuori e io non ho il tempo per farglielo vedere…

E: Già… la rivoluzione di fare una passeggiata, il prendersi il tempo per leggere insieme…
Quanto l’oppressione del fare (e del dover fare) secondo te è stata trasposta anche nei bimbi? E poi, sai che?, mi viene da pensare che questi compiti siano stati così apprezzati dai grandi perché ricordano loro quanto il tempo da dedicarsi sia importante.

A: Mia figlia ha due anni e fa le cose che fanno tutti i bambini di due anni. Se io mi emoziono, rido e mi sorprendo è solo perché sono sua mamma.
La corsa al “dover fare di più e meglio degli altri” alle volte inizia dalla culla.
Danza, calcio, pianoforte, saper leggere a tre anni e scrivere favole a quattro… basta.
Margherita (si chiama così anche mia figlia…) è nata a marzo e andrà a scuola a sei anni e mezzo perché così se la gode un po’ di più. Ecco quindi che quando una maestra invita a rallentare, tutti son felici.

E: Altra cosa che mi ha colpito, ma in negativo. Nonostante Margherita abbia fin da subito ammesso di aver preso spunto da un’analoga lista (a dire il vero ce ne sono parecchie che girano in rete e sono sempre abbastanza diverse) su un giornale locale, Estense.com, venivano riportate frasi polemiche e risentite di un maestro (credo) che ne voleva la “paternità”. Secondo te perché il signor Echino si è arrabbiato tanto?

A: Ahahahah! Ma perché, copiare il bello è sbagliato? Magari lo facessero tutti!
Io nel signor Echino sarei lusingato, al limite.
La sua ira dimostra di non aver capito nulla di quello che lui stesso ha scritto.

E: Mi è venuto anche da interrogarmi sul perché (almeno da quello che so) i compiti di Echino non abbiano avuto altrettanto successo… e secondo me il punto è che in realtà le ‘liste’ sono molto diverse, ma soprattutto quella di Margherita non lascia i bambini nella solitudine del loro “vivere da bambini”. Chiede loro di riportare le esperienze in classe, attraverso il racconto tramite disegni. che verranno pure appesi, a prescindere dalla bellezza. Insomma, come se il vero messaggio fosse: prendetevi cura di voi e di chi amate, ma non vivetelo in solitudine, è un’esperienza da condividere, con tutta la classe.

Quindi, secondo te, possiamo riassumere il successo dei compiti della Maestra Margherita con un “aver ordinato di fare a genitori e bambini quello che tutti desiderano, ma che pensano di non aver il diritto di fare”? E possiamo dire che l’altro aspetto che rende speciale questa lista è che sono davvero “compiti” e che queste esperienze non devono rimanere nella sfera intima individuale ma devono essere un arricchimento collettivo?

A: Sì. Tutti noi vorremmo per una volta stare sul divano a coccolarci, preparare la cena con calma, restare in giardino fino a che non viene buio. Nel caso della seconda elementare di Copparo Margherita ha cancellato i sensi di colpa: “L’ha detto la maestra!”

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