Guardarsi dai falsi amici

poor_doggy_by_rozowynos-d4jgndnTranquilli, non è un post personale in cui mi lamento di quanto certuni siano opportunisti.

I falsi amici di cui parlo nel titolo sono quelle parole che, in una lingua straniera, “suonano” come traducibili in un modo ma in realtà significano tutt’altro.

L’ispirazione mi deriva da una nuova attività che è sorta nella mia città: un ragazzo, che mi dicono peraltro essere bravissimo nel suo lavoro, ha aperto una toelettatura per cani e l’ha chiamata “Doggy Style”.

Chi ha un po’ di dimestichezza con l’inglese sa che doggy style ha un significato che con i cani ha poco a che vedere: si tratta infatti di una posizione sessuale. Magari non tutti capiranno l’errore, ma il rischio che qualcuno invece che con un cane da sistemare entri con ben altri bisogni può diventare reale.

Ma il giovane toelettatore di cani non è l’unico ad incorrere in incresciosi errori.
Sempre il “doggy style” è stato oggetto di una imbarazzante caduta di stile da parte dell’Ateneo fiorentino che ha tradotto malamente un bando, poi pubblicato anche sul sito del Miur e della Commissione Europea. La versione italiana “Dalla pecora al pecorino” si è tradotta in”From the sheep to the doggy style”!
Vi assicuro non essere una barzelletta: ecco qui la referenza autorevole del Corriere fiorentino, edizione locale del Corriere della Sera.

C’è una soluzione?
Come si suol dire, “quando si fa si può sbagliare”. Però, soprattutto se non si è in una serata fra amici e ci si deve relazionare in contesti pubblici, sarebbe senza dubbio utile osservare alcune regole base. Innanzitutto non usare una terminologia straniera se non si è certi del significato.
E se si deve aprire un’attività, nel momento in cui si deve scegliere il nome (il famoso naming), non basta che una parola o una locuzione straniera ‘suonino bene’. In una società ormai multietnica e poliglotta è necessario che abbiano un corretto significato.

Per tornare al ‘pretesto’, confidiamo che l’avventore anglofono ma distratto legga anche il pay-off, ossia quella frase che sta sotto il logo con il nome dell’azienda e che – non sempre ma almeno spesso – chiarisce di cosa ci si occupa. E in effetti, il nostro stilista per cani è stato, in questo, estremamente chiaro.

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