Berco: che c’entrano i servizi pubblici?

berco-2Qualche giorno fa esponenti del Pdl hanno presentato una proposta per “salvare” Berco. Proposta accolta con favore da alcuni sindaci, quali Zaghini di Berra e Parisini di Ro.

In cosa consiste questa proposta? Sostanzialmente nel vendere (o svendere) le quote appartenenti ai comuni di Cadf, Delta Reti e Area (insomma, le partecipate dei comuni che si occupano di servizio idrico e di rifiuti) in modo da ricavare fondi per creare due aree industriali a Copparo e un porto d’attracco commerciale sul Po a Cologna. Ovviamente servirebbe anche un impegno privato e l’intervento della Cassa Depositi e Prestiti.

Ovviamente nulla si sa sugli eventuali “investitori” che però sarebbero seriamente interessati. E come dargli torto?!

Sì, perché è evidente che la proposta è molto curiosa.

Da un lato si procede sulla via delle privatizzazioni dei servizi pubblici, dismettendo le quote. Dall’altro lo si nasconde dietro un fine apparentemente nobile (“salvare la Berco e il posto per centinaia di lavoratori”).

In realtà si ha la sensazione che si usi il nome della Berco e il dramma che stanno vivendo gli uomini e le donne che lavorano nell’azienda e nell’indotto semplicemente per nascondere una operazione discutibilissima: dismettere patrimonio pubblico, attivarsi per creare delle infrastrutture che potrebbero rendere appetibile un’area a degli investitori senza tener conto minimamente dei tempi di realizzazione e tutto questo senza nessuna garanzia reale per le lavoratrici ed i lavoratori e per il territorio.

Insomma, i politici locali ricalcano la via del neoliberismo statunitense di vent’anni fa, restringendo gli spazi di intervento pubblico e regalando letteralmente dei beni (nello specifico gestione di servizi e realizzazione di infrastrutture) a privati senza alcuna garanzia che questi, una volta spremuto il frutto, non gettino via la buccia.

E non si rendono conto che forse una via migliore sarebbe quella di allargare l’intervento pubblico sui servizi, garantendo sostegno ad un maggior numero possibile di persone che oggi sono le prime vittime della crisi. E piuttosto modificare le leggi ed attivare una seria politica industriale nel paese che impedisca ai grandi gruppi (Thyssen Krupp, nel nostro caso) di ‘gettare via’ i lavoratori come fossero macchine vecchie assoldando dei ‘tagliatori di teste’ senza un piano industriale, ma solo con lo scopo di alleggerire l’azienda per renderla appetibile sul mercato, incuranti di portare alla distruzione definitiva del tessuto produttivo di un territorio.

Ecco, da dei politici che hanno i piedi anche al Governo mi aspetterei altre azioni, per salvare Berco. Ma è evidentemente che qui non si tratta di salvare né i posti di lavoro né il tessuto produttivo di un territorio, quanto di usare questa scusa per procedere a passo di carica alla privatizzazione dei servizi. E non credo sia un caso che ciò avvenga dopo che il consiglio comunale di Comacchio ha votato all’unanimità l’impegno ad agire per la trasformazione di Cadf in azienda speciale.

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