17 maggio, un giorno contro l’omofobia

200px-Pink_triangle23 anni fa l’Organizzazione Mondiale della Sanità cancellava l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali. Nonostante ciò la strada per superare il pregiudizio e la discriminazione è ancora lunga.

Basta prendere i report e il planisfero prodotto dall’Ilga (International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association) per rendersi conto che la strada verso un mondo senza discriminazioni è molto lunga. A cominciare dall’Italia.

Devo dire che sono stata felice di sentire i presidenti di Camera e Senato intervenire sull’argomento con tanta determinazione, e penso anche che l’artificio retorico del Presidente del Senato Pietro Grasso sia stato estremamente efficace. Ha ribaltato il senso diffuso per cui l’omofobo è diventato il soggetto da “aiutare”, liberandolo dalle paure che non gli permettono di frequentare le palestre e di uscire serenamente, di andare all’estero o negli studentati.

Purtroppo però resta solo retorica. La verità è quella di un Paese, l’Italia, dove evidentemente il sentire comune è ben lontano dall’imporre scelte politiche di uguaglianza e la sudditanza psicologica al papato si fa ancora oggi sentire. Come se non bastasse ci si mettono anche i gruppi di estrema destra. E Forza Nuova a Rimini ha tappezzato il centro contro questa giornata e invitando tutti a presenziare ad una contro-manifestazione opposta a quella delle associazioni lgbt.

Insomma, abbiamo i soliti neofascisti che fanno a gara con il peggio del peggio della non-elaborazioneE la cosa che nemmeno le associazioni ricordano è che comunque il dramma dell’assenza di libertà e di diritti si fa sentire, come sempre, di più fra chi ha meno.

E’ una questione di classe? Sì, lo è. Anche qui.

Una coppia lesbica con una situazione economica solida alle spalle può sempre provare ad andare all’estero, procedere dietro pagamento all’inseminazione assistita. Magari sposarsi all’estero e mantenere là una seconda casa per mostrare la propria residenza. Ma una coppia che fa fatica ad arrivare a fine mese? E chi magari rischia di non vedersi rinnovato un contratto di lavoro perché gay o lesbica? Sì, perché un conto è il divieto di discriminazione che non ti fa licenziare, ma se il contratto termina diventa impossibile essere tutelati. E l’accesso a tutta quella sfera di diritti sociali a cominciare dal diritto alla casa e quindi l’acceso alle graduatorie dell’edilizia popolare (per fare un esempio).

E questi sono solo alcuni regali che ci sono stati fatti da chi ha progressivamente smantellato il sistema di tutele e di diritti sociali.

Oggi, sempre di più, va richiesta una adeguata normativa che vieti le discriminazioni e affermi diritti che regolamentino la coppia e normino la vita famigliare in ogni suo ambito, figli compresi. Come pure c’è bisogno, più che mai urgentemente in questo momento di crisi, di allargare i diritti sociali, cnsiderando anche le famiglie e le coppie di fatto gay e lesbiche.

I “nazisti dell’Illinois” di casa nostra non sono purtroppo solo quelli che manifestano a difesa della famiglia tradizionale (e chi ve la tocca?!). Ma c’è da combattere un’omofobia istituzionale che è lontana da una soluzione e per la quale non basterà, temo, uno psicologo esperto di bullismo.

 

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