La legge non è uguale per tutti

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Non ci si può distrarre un attimo che ne accade un’altra.
Ieri il governo italiano dimissionario (che praticamente dovrebbe solo seguire l’ordinaria amministrazione, in attesa entri in carica quello nuovo) ha per bocca del ministro degli Esteri Terzi dichiarato “i due marò restano in Italia”.

I due marò sono quelli accusati di aver ucciso due pescatori indiani scambiandoli per pirati. Ed è successo mentre stavano facendo i vigilanti per un armatore privato. La storia la si recupera facilmente, ma qui troviamo un interessante e sintetico approfondimento ad opera di Ennio Remondino.

Teoricamente dovevano essere processati in India, ma qui esce il genio italiano: li si fa tornare per votare (e già qui ci sarebbe da interrogarsi su perché due accusati di omicidio vengano fatti rientrare, magari pure a spese dello Stato italiano, mentre diverse centinaia di lavoratori e studenti in giro per il mondo magari hanno dovuto rinunciare al voto) e poi si dice “restano in Italia perché non vogliamo li processi l’India”.

Ma scherziamo?

Non voglio entrare nell’interpretazione del diritto internazionale. Ma qui si parla del fatto che come i più beceri truffatori abbiamo – come Stato – la nostra parola che sarebbero rientrati e poi la smentiamo bellamente. E poco mi importa se è intervenuta Sonia Gandhi come indicano alcuni rumors indiani.

Quanti sono gli italiani detenuti all’estero magari per reati meno gravi? Quante volte un Governo ha speso la parola per ingannare un altro Stato e riportare a casa dei nostri concittadini?
Ma soprattutto perché mi devo vergognare?

Nel frattempo continuano ad esserci in giro per l’Italia striscioni, scritte cartelli che chiedono la liberazione dei marò. Come la foto che riporto sopra, e che è stata scattata oggi a Codigoro, in provincia di Ferrara.

E io mi sento presa in giro, e sono arrabbiata, molto. E penso che l’idea macchiettistica degli italiani come popolo di furbetti truffatori, di quelli che ti avvicinano per venderti un orologio finto o una scatola con dentro un’autoradio che invece si rivela piena di chiodi, trovi conferma in questi beceri eventi.

Mi dispiace sinceramente per le famiglie dei pescatori uccisi, solidarizzo con loro e con il popolo indiano. E anche con il loro Stato.

E penso che l’Italia sia irrecuperabile. E che siano irrecuperabili gli italiani che non si ribellano a tanta palese ingiustizia.

Ma si sa, l’Italia è il paese fondato sul “non tutti sono uguali” e sull’ipocrisia piccolo-borghese che chi porta una divisa, solo per quello, debba essere trattato meglio di chi la divisa non ce l’ha.

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