Quando i poliziotti fanno male.

18229043233È una notizia di qualche mese fa. Una macchina con lampeggiante ma senza segni di riconoscimento che scalpita, un furgone che fatica a lasciargli la strada, un affiancamento, il furgone e la macchina accostano, dalla macchina scendono in due picchiano, sbattono a terra e contro il guardrail l’autista del furgone, e se ne vanno lasciandolo lì sanguinante, lungo la A22. Purtroppo per loro qualcuno annota il numero di targa e si scopre che i due sono agenti e che stavano “trasportando un detenuto”.
E uno dei due agenti era il segretario regionale del Coisp, il sindacato di polizia che ha organizzato a Ferrara nei giorni scorsi azioni di solidarietà a favore dei quattro poliziotti condannati in via definitiva per l’omicidio (colposo) di Federico Aldrovandi ed oggi reclusi in carcere.

Penso che il fatto debba allarmare.

Per fortuna c’è un giornalismo di inchiesta che non tace e che anzi fa da cassa di risonanza di quegli eventi che emergono. Sono sorte numerose associazioni proprio allo scopo di monitorare e denunciare i casi di ‘malapolizia’ (termine usato spesso da Checchino Antonini e titolo del libro di Adriano Chiarelli), penso a l’osservatorio contro la repressione o all’opera di reti invisibili o di altri comitati o associazioni sorti per denunciare casi specifici, come l’associazione Piazza Carlo Giuliani o la neofondata “Associazione Federico Aldrovandi”.

È evidente come non si voglia demonizzare il complesso delle forze dell’ordine. Ma è altrettanto evidente come non si possa ignorare che pratiche illecite, violenze, abusi non sono relegati a pochi casi isolati. E quando un sindacato, invece di tutelare i lavoratori ‘onesti’, si impegna a compiere azioni di solidarietà verso chi ha usato una “violenza ingiustificata prima e la dissimulazione del vero poi” (come scrivono i giudici del Tribunale di Sorveglianza nell‘ordinanza 547 del 2013, riportando stralci delle sentenze del Tribunale di Ferrara e della Corte di Appello), significa che qualcosa non va.

In Italia manca, come rileva anche Amnesty International, una normativa contro la tortura (sebbene l’Italia abbia sottoscritto impegni internazionali più di vent’anni fa) o la previsioni di organi di controllo sull’operato delle forze dell’ordine.

I primi che dovrebbero desiderare forme del genere in un paese civile, dovrebbero proprio essere gli appartenenti alle forze dell’ordine. Invece con un atteggiamento chiaramente corporativista e che nulla ha a che vedere con la ‘difesa dei tanti poliziotti onesti’ (ricorrente espressione usata da Sap, Coisp, ecc) i sindacati e larga parte della politica vi si oppongono, dimostrando ottusità e scarso rispetto per chi compie onestamente il proprio lavoro.
Poi costoro non si dovranno stupire se nell’immaginario collettivo emergerà sempre più l’idea che si tratti non di qualche mela marcia ma di una cassetta di mele marce con forse ogni tanto una mela sana.

Finché il Parlamento non legifererà nel rispetto della tutela delle persone che vivono sul territorio, nonché nel rispetto degli impegni internazionali che l’Italia anni addietro si è presa, sarà inevitabile tenere alto il livello di attenzione sui casi di abusi e di malapolizia.

E attivare l’unica vigilanza che ci piace, quella democratica.

 

Annunci

0 Responses to “Quando i poliziotti fanno male.”



  1. Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




Follow me on Twitter

Archivi


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: