Solidarietà ad estense.com

ImageÈ proprio vero che al peggio non c’è mai fine. C’è una città, Ferrara, dove 7 anni fa, nel settembre 2005, un diciottenne viene fermato per un controllo da dei poliziotti.

Erano le 5 del mattino e lui stava tornando a casa. Non sapremo mai cosa è realmente successo quella notte, fatto sta che Federico Aldrovandi, detto “Aldro” resta a terra morto, colpito ripetutamente dai manganelli (due dei quali si rompono). Passano gli anni, si susseguono diverse versioni, qualche “non detto”, due filoni di indagine che sfociano in altrettanti processi, denunce per diffamazione contro la madre di Aldro e contro giornalisti. Intanto i quattro poliziotti vengono condannati in via definitiva a 3 anni e 6 mesi per omicidio colposo. Ma intanto la saga continua con insulti via facebook da parte di uno dei quattro alla madre ed alla famiglia di Aldro.

Alla fine anche visti questi comportamenti il Tribunale di Sorveglianza decide che i rimanenti 6 mesi (gli altri 3 anni sono finiti abbonati per l’indulto) i quattro se li devono passare in carcere. Cosa rara ed eccezionale per un omicidio colposo. Però comprensibile se si leggono le motivazioni delle sentenze e l’esplicita osservazione su una sorta di ‘mancanza di pentimento’, dal momento che non è stato messo in atto nessun comportamento “indicativo di effettiva comprensione della vicenda delittuosa e presa di distanza dalla stessa”.

Ma a questo punto viene il bello. Il Coisp, sindacato di polizia, prende le difese dei quattro. e lo fa in modo plateale. Dopo gli applausi in aula di tribunale a favore di uno dei poliziotti (ad opera di un altro sindacato di polizia, il Sap), si passa al piano b: un bel furgone bianco in giro per Ferrara per spiegare la versione dei quattro condannati.

Ma si ferma qui la vicenda? Assolutamente no. Il Coisp evidentemente non soddisfatto, decide che estense.com, quotidiano on line e gratuito di Ferrara e provincia ha esagerato a darne notizia, permettendosi oltre che il diritto di cronaca anche il diritto di fare giornalismo, commentando e sottoponendo al lettore gli elementi salienti della vicenda, ricostruendo un po’ di memoria storica.

Ed ecco che prontamente il Coisp invia una lettera all’Ordine dei Giornalisti per fermare Estense.com e il direttore Marco Zavagli.

Da un certo punto di vista, trovo ridicola la lettera del Coisp, le questioni che pone. Trovo anche vagamente ingenuo il riferimento alla pubblicazione di stralci delle sentenze. da un altro punto di vista la trovo pericolosa.

Spesso mi sono lamentata, da ‘agitatrice’ del comitato “Verità per Aldro” della mancanza in Italia di giornalismo di inchiesta. E per questo non mi stancherò mai di ringraziare Checchino Antonini, Cinzia Gubbini, Dean Buletti che fin da subito si misero a “cercare” la verità. E aggiungo Marco Zavagli, che fu il primo a Ferrara a prendere in mano la vicenda.

Un giornalismo che ricerca non piace al potere, lo sappiamo bene. È scomodo e pericoloso per chi vorrebbe gestire le cose lontano da occhi indiscreti. E le ‘cose’ in questione possono essere le più varie: potere economico, politico, violenze, repressioni di varia natura…

Il leit motiv “Italiani brava gente”, per essere credibile, deve andare di pari passo con una pesante coperta, che nasconda ogni ‘segreto’, ogni scoperta che possa provocare un moto di sdegno, rabbia, reazione.

Bene, signori. Giocate il vostro gioco, noi giocheremo il nostro. La richiesta di verità e giustizia, invocata per Aldro e solo parzialmente soddisfatta, non si ferma e si continua ad estendere.

La solidarietà che oggi esprimo ad estense.com e al suo direttore Maro Zavagli è quella che ogni giorno va a tutte e tutti coloro lottano in questo malandato Paese per il rispetto della democrazia e delle libertà e che non accettano di essere imbavagliati per non dar fastidio al “potere”.

Avanti Marco!

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3 Responses to “Solidarietà ad estense.com”


  1. 1 luciana negro 06/03/2013 alle 09:05

    ci vuole la legge sul reato di tortura

  2. 2 reattivamente 06/03/2013 alle 14:58

    serve la legge sulla tortura e servono norme per l’identificazione degli appartenenti alle forze dell’ordine.
    ma soprattutto servirebbe una democratizzazione delle forze dell’ordine.


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