Adesione all’appello “la scuola pubblica è nostra!”

scuola pubblicaEcco qui di seguito la lettera in risposta ai promotori dell’appello “La scuola pubblica è nostra!”

Carissime e carissimi che ci avete sottoposto l’appello “La scuola pubblica è nostra”,

non possiamo non aderirvi!

Infatti il grido di allarme vostro contro il rischio di veder smantellato lo stato sociale è una delle forti ragioni per cui abbiamo a livello nazionale la lista Rivoluzione Civile-Ingroia e per cui noi per primi ci stiamo mettendo la faccia.
Le crisi economica, chiaramente costituente di un sistema che non funziona, ha visto come risposte – prima dal Governo Berlusconi e poi dal Governo Monti (sostenuto da tutto l’arco parlamentare eccezion fatta da Lega e Idv) – un taglio dei diritti e delle tutele dei lavoratori e delle lavoratrici e contemporaneamente scelte di taglio della spesa pubblica che si traducono sostanzialmente in un taglio dei servizi. E per ultimo il Governo Monti, con il voto in Parlamento di Pdl, Fli, Udc, Pdl, ha firmato in sede europea il Fiscal Compact, trattato che prevede la riduzione della spesa pubblica di 47 miliardi l’anno per vent’anni, che tradotto vuol dire smantellare il Welfare, privatizzare, non concedere più livelli essenziali di assistenza.

In particolare per ciò che attiene la scuola, le controriforme varate dal ministro Gelmini hanno rappresentato un profondo ed organico attacco alla scuola pubblica, e ben si collocano nel disegno, certamente non originale e che ha origine ben prima dell’ultimo governo Berlusconi, di frantumazione del sistema scolastico, di trasformazione in senso classista (per cui se non hai i soldi non puoi permetterti un’istruzione di qualità) e di scientifica negazione dei principi costituzionali. Il Governo Monti si colloca in questo solco: con il voto di Pd-Pdl-Udc si è reso responsabile, con l’approvazione alla Camera del disegno di legge ex-Aprea, di una ulteriore spinta verso la privatizzazione del sistema scolastico, la sua frammentazione e la negazione della democrazia scolastica.
Crediamo sia urgente invertire questa tendenza.
Nell’immediato, devono essere recuperati i pesanti tagli operati dai governi Berlusconi e Monti, mentre vanno eliminati i finanziamenti pubblici, diretti ed indiretti, alle scuole private. Non si può immaginare una scuola per tutte e tutti che non sia anche pubblica e statale. Occorre quindi fermare definitivamente qualsiasi progetto di privatizzazione del sistema di istruzione, come era stato tentato dal governo Monti.
La scuola pubblica deve rimanere luogo di incontro e di confronto tra le diverse culture. Vogliamo perciò che recuperi fino in fondo la sua ispirazione pluralista, contro ogni ingerenza confessionale e qualsiasi forma di discriminazione.

E’ necessario dare un servizio che sia di qualità: per questo si devono fermare le riforme Gelmini, rimuovendo il blocco degli organici, diminuendo il numero di alunni per classe, restituendo, ad esempio, alla scuola primaria il tempo pieno e l’eliminazione del maestro unico e accrescendo contemporaneamente l’offerta formativa e attuando la libertà di insegnamento, garantita dalla Costituzione, sempre più esposta al rischio di interferenze esterne ed ai condizionamenti di valutazioni come i test INVALSI.
E’ indispensabile, inoltre, ripristinare le risorse necessarie per la manutenzione degli edifici scolastici e a questo proposito occorre anche sollecitare la Regione e le Amministrazioni locali affinchè nei territori terremotati si avviino al più presto i lavori di ristrutturazione delle scuole lesionate con l’obiettivo di garantire a studenti, insegnanti e personale Ata di òasciare i tanti moduli prefabbricati già dall’inizio del prossimo anno scolastico.

Occorre un’altra idea di università, fondata sul sapere bene comune e sull’investimento di risorse. L’Italia ha bisogno di buone università, non di poche università “eccellenti” e magari private: occorre un piano pluriennale di investimenti, che adegui gli stanziamenti alla media OCSE e li ripartisca equamente, garantendone la periodicità almeno triennale e sospendendo l’applicazione della quota “premiale” che negli scorsi anni ha penalizzato non le università peggiori, ma le università più povere. E’ di qualche giorno fa la notizia del drastico calo degli iscritti alle Università italiane e ora è in arrivo anche il taglio del 45% delle borse di studio per meritevoli e bisognosi. Il decreto previsto dalla riforma Gelmini verrà esaminato il 7 febbraio dalla conferenza Stato – Regioni e subito dopo il governo uscente potrebbe approvarlo in extremis. Sarebbe gravissimo. E’ indispensabile che gli amministratori che fanno parte della conferenza Stato – Regione dicano No e che i partiti presenti in Parlamento impediscano questo ennesimo attentato al futuro.

Per tutte queste ragioni diciamo no ai tagli al pubblico ed al Fiscal Compact, e ci impegniamo una volta in Parlamento non solo a proporne la rinegoziazione ma anche eventualmente la disubbidienza. Perché la legalità se non è accompagnata dalla giustizia a poco serve.

Elisa Corridoni, candidata alla Camera per Rivoluzione Civile

Barbara Diolaiti, candidata alla Camera per Rivoluzione Civile

Antonella Guarnieri, candidata alla Camera per Rivoluzione Civile

Cecilia Mosca, candidata alla Camera per Rivoluzione Civile

Massimo Ovani, candidato al Senato per Rivoluzione Civile

Lina Pavanelli, candidata al Senato per Rivoluzione Civile

Susanna Tasso, candidata alla Camera per Rivoluzione Civile

Delfina Tromboni, candidata al Senato per Rivoluzione Civile

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