Bologna, 2 agosto 1980

orologio2il seguente articolo è stato pubblicato su Il ventricolo sinistro rivista dei Giovani comuniste/i di Ferrara

 

Bologna, mattina del 2 agosto 1980. Stazione affollata di persone verso le ferie. È l’inizio di agosto ed è un sabato. E nel 1980 si parte in treno.
Ore 10.25, sala d’aspetto della seconda classe, un boato.Non si capisce subito cosa sia successo. Ai soccorritori si presentano immagini shock: un’ala della stazione è a terra. Polvere, urla, sangue. Soccorritori scavano fra le macerie. Ambulanze a sirene spiegate e taxi convertiti in ambulanze.

È esplosa una bomba: 85 morti e più di 200 feriti.
Un trauma collettivo.
Gli esecutori materiali sono stati condannati: esponenti del gruppo di estrema destra neonazista dei NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari), fra cui Francesca Mambro, Valerio Fioravanti e Luigi Ciavardini. Altri condannati per depistaggio: l’ex capo della P2 Licio Gelli, l’ex agente del SISMI Francesco Pazienza e l’ufficiale del servizio segreto militare Pietro Musumeci. Dei mandanti, però, nessuna traccia.
Dopo 32 anni, un orologio resta a mo’ di promemoria e continua a segnare le “dieci e venticinque”.
Anche nel 2012, dopo 22 anni, come ogni 2 agosto da allora, l’Associazione dei familiari delle vittime della strage organizza una commemorazione pubblica. E come spesso accade negli ultimi anni, anche nel 2012 le polemiche non sono mancate.
Sì, perché l’Associazione non fa solo testimonianza e il suo Presidente, Paolo Bolognesi, non scende a compromessi e ciò che pensa non lo manda certo a dire.
Che sia stata una strage fascista, per esempio, e che sarebbe ora di far luce sui mandanti. E così il Governo Berlusconi sceglie di ‘bucare’ l’appuntamento del trentennale e a non partecipare neppure nel 2011.
Ma ormai il gioco a chi la spara più grossa richiede sempre maggiore fantasia. Come ci hanno informato i giornali, nel documentario sulla strage di Bologna “Un solo errore” (2012), il piduista Gelli avrebbe dichiarato che non era una bomba ma un “mozzicone di sigaretta”, mentre il condannato Fioravanti avrebbe parlato di Paolo Bolognesi come di uno “che ha perso ‘solo’ la suocera”. Certo, sarebbe bello che costoro tacessero, se non per rivelare i nomi dei mandanti!
Invece, purtroppo, pare abbiano aperto la strada ad altri irrispettosi esternatori, come il parlamentare di Fli Raisi che addirittura avrebbe attaccato Bolognesi dicendo che lui non ha diritto di fare il presidente della associazione in quanto la suocera sarebbe deceduta solo tre anni dopo (fatto assolutamente falso e facilmente verificabile). Resta comunque il senso di nausea dato da queste dichiarazioni in libertà, indegne anche per il bar sport.
Questo clima rende sempre più manifesta l’esigenza di ricordare. Soprattutto da quando un sondaggio, nel 2005, ci ha detto che ben il 22% degli studenti delle scuole bolognesi ritiene che la strage sia stata commessa dalle BR. E bisogna continuare a chiedere i nomi dei mandanti, e la verità sulla stagione delle stragi fasciste da quella di piazza Fontana a tutte le altre.
La capacità dell’Italia di diventare una democrazia matura passa anche da questo.

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