Il governo politico

Chi continua a parlare del Governo di Monti come di un governo tecnico o è in malafede o è scemo.

Monti e i suoi colleghi stanno scientificamente smontando l’impostazione costituzionale italiana, il sistema integrato di diritti e tutele, la concezione di stato sociale.

Hanno toccato l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, atto il cui scopo millantato è favorire la crescita. Peccato che lo stesso presidente di Confindustria, Squinzi, uno che non si può certo definire “comunista”, dichiara che “il problema non è l’articolo 18“. E i partiti dell’arco parlamentare plaudono alla mediazione inesistente, mentre lo stesso Monti dichiara che tanto la modifica della lettera è un pro forma visto che il reintegro non è praticamente applicabile.

Poi, il ministro-militare Di Paola propone la riforma dell’art. 11 della Costituzione. Sì, proprio quello che recita che l’Italia ripudia la guerra e che da vent’anni è vituperato e citato in tutte le manifestazioni pacifiste. Oddio, questo è stato vituperato dal centrodestra e dal centrosinistra. e da vent’anni, nelle stanze del potere – ad opera di nomi come Andreotti, Amato e Ciampi – si è cercato di modificarne la portata, come ben spiega l’articolo pubblicato su Il Manifesto il 10 aprile scorso. Oggi Di Paola spinge per cambiarlo in modo da poter aumentare la ‘gittata’ dell’articolo 11 e permettere interventi anche in territori lontani, chiamandoli ‘azioni antiterroristiche’ anche se forse dovrebbero essere chiamate ‘azioni neo-colonialistiche’.

Altro giro, altro regalo!

Ed ecco che domani il Parlamento darà a larghissima maggioranza il voto definitivo sul pareggio di bilancio, stravolgendo l’essenza dell’art.81 della Costituzione e smontando un altro pezzo di una delle più belle carte costituzionali moderne. L’art.81 modificato imporrà alle aziende pubbliche il pareggio di bilancio, in un’ottica liberista che inserisce queste aziende speciali all’interno dell’economia di mercato. Una scelta che impedisce, in un momento di recessione come quello che stiamo vivendo, l’intervento pubblico nell’economia e congela lo stesso stato sociale. Insomma, renderà la crisi ancora più dura per chi ha meno.

E tutto questo con l’applauso della stragrande maggioranza del Parlamento e il placet del popolino, che ormai ha introiettato l’idea che non ci sia alternativa. E senza rendersi conto che c’è qualcuno che ribalta la nostra Costituzione e non è neppure stato eletto dal popolo.

Buon sonno, Italia!


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