Grillo e la democrazia

“Io so’ io e voi nun sete n’cazzo!” . Me lo vedo bene Beppe Grillo al posto di Alberto Sordi nelle vesti del Marchese del Grillo.

Sì, perché oggi ne ha fatta un’altra. Certo meno grave, apparentemente, di tante altre, quando magari se la prendeva con la legittimissima battaglia per riconoscere lo ‘ius soli’ ai nati in Italia da figli di immigrati o magari accettava le manifestazioni di Forza Nuova a Rimini o la mancata solidarietà ai lavoratori de L’Unità.Beppe Grillo ha espulso Valentino Tavolazzi e la lista Progetto per Ferrara (PPF) dal Movimento 5 stelle. La ragione è lasciata ad un post dello stesso Grillo: Tavolazzi “Non ha purtroppo capito lo spirito del M5S che è quello di svolgere esclusivamente il proprio mandato amministrativo e di rispondere del proprio operato e del programma ai cittadini. Non certamente quello di organizzare o sostenere fantomatici incontri nazionali in cui si discute dell’organizzazione del M5S, della presenza del mio nome nel simbolo, del candidato leader del M5S o se il massimo di due mandati vale se uno dei due è interrotto. Sarà sicuramente in buona fede, ma Tavolazzi sta facendo più danni al M5S dei partiti o dei giornali messi insieme.”

Certo, Grillo può fare quello che vuole. Il “non-statuto” della “non-associazione” – giuro, nessuna ironia, basta leggere l’atto – parla chiaro: “Il nome del MoVimento 5 Stelle viene abbinato a un contrassegno registrato a nome di Beppe Grillo, unico titolare dei diritti d’uso dello stesso” (art. 3). Insomma, Grillo è il proprietario e decide lui da solo a chi dare a chi no il simbolo. E la partecipazione al Movimento è “dura fino alla cancellazione dell’utente che potrà intervenire per volontà dello stesso o per mancanza o perdita dei requisiti di ammissione” (art.5). Sì, usa proprio il termine “utente”, probabilmente perché tutto ruota intorno all’idea di democrazia 2.0 e all’uso del web (come se questo poi fosse davvero accessibile a tutte e tutti!). Ma sembra tanto di più che si stia parlando di utilizzatori di un servizio email che non di un movimento.

E comunque è chiaro, oggi più che mai, che quello di Grillo manca di una caratteristica fondamentale dei movimenti: l’orizzontalità. Ma manca anche di un altro aspetto, fondamentale, a mio parere, per una qualunque soggettività che voglia affacciarsi alla politica nelle sue svariate forme: la democrazia.

Sì, perché negare le forme rappresentative non vuol dire non darsi forme altre per affrontare il processo decisionale. Già all’epoca delle regionali in Emilia-Romagna se ne era avuto un assaggio.

Oggi credo sia chiaro a tutti che il movimento di Grillo non solo non è un partito o un’associazione, ma è sostanzialmente un marchio di proprietà del sior padrone, che ne fa ciò che vuole.

 

 

 

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