(quasi) 20 anni fa Tangentopoli

immagine tratta dal sito ilmanifesto.it

Non sono una giustizialista, non mi ci vedo a inneggiare con cappi a “pulizie giudiziarie”.

Ma oggi alla radio ho seguito una trasmissione che mi ha colpito. L’occasione erano i “quasi” 20 anni di Tangentopoli. Infatti il prossimo 17 febbraio saranno vent’anni da quando tutto partì, dall’arresto di Mario Chiesa, la ‘scoperta’ della prassi delle mazzette.

In studio oggi intervistavano Gherardo Colombo, ex magistrato e all’epoca nel pool di Mani Pulite, e Luca Magni, l’imprenditore che per primo denunciò la richiesta di mazzette.La cosa che mi ha stupito è che dopo vent’anni, nel fare un bilancio dell’epoca, ci sentiamo dire dall’imprenditore che dopo la sua denuncia – fatta perché moralmente lo riteneva giusto – si è trovato a perdere tutte le commesse con le pubbliche amministrazioni e di fatto ha dovuto convertire la sua azienda in servizi al settore privato.

L’ex magistrato invece ha lasciato la magistratura, anche perché amareggiato di ‘non aver visto cambiamenti’, e ora fa il presidente della Garzanti Libri e va in giro per le scuole a raccontare agli studenti cosa è stato Tangentopoli.

E tanto per gradire, quando il conduttore Alessandro Milan chiede a Magni se per caso gli è ricapitato di vedersi chiedere mazzette la risposta è stata “sì”. Insomma, l’Italia culturalmente non è cambiata. E ce lo dicono anche i fatti ferraresi.

Insomma, nulla è cambiato, pare. E questo mi mette una enorme tristezza. Perché questi politicanti che chiedono mazzette o i dirigenti delle amministrazioni finché non li beccano faranno del bene ai loro portafogli, ma fanno del male a quella che è  la ‘cosa pubblica’, fanno del male a chi onestamente cerca di amministrare (ma poi tanto viene equiparato ai ladri, perché ‘tanto sono tutti uguali’) e fanno del male alla fiducia dei cittadini nella politica come strumento per migliorare la vita di tutti. Per non parlare del danno che provocano in ‘aumento dei costi’ del servizio.

Agitare cappi serve a poco, ma uno sforzo per cambiare la cultura va fatto, magari partendo proprio dall’idea che chiunque lavori nella pubblica amministrazione o si trovi ad amministrare la cosa pubblica è al servizio della collettività.

Tangentopoli dopo vent’anni ha fatto poco o niente, senonché forse una volta si rubava per un partito e e oggi per se stessi, come acutamente fa notare Rossana Rossanda, ma poco cambia.

Credo anche sia alquanto strumentale il ragionamento sul finanziamento pubblico ai partiti. Certo, un finanziamento pubblico dovrebbe garantire la riduzione fisiologica dell’appetito dei partiti e dei politici, ma Tangentopoli e questi anni ci dicono che non è così. Dall’altro lato dovrebbe garantire una sorta di libertà dei partiti che dovrebbero così agire per il bene della cosa pubblica e non di un grande finanziatore (cosa che avviene ad esempio negli Stati Uniti dove i politici sono finanziati da lobbies). Ma anche su questo sappiamo non esserci automatismo.

Forse l’unica soluzione sarebbe mantenere un finanziamento pubblico ma con tetti di spesa notevoli, almeno eviteremmo di vedere le stazioni tappezzate dai mega cartelloni dei soliti partiti che definire ricchi non è sufficiente. E anche questa scelta non ci garantirebbe sull’onestà di altri introiti.

L’unica cosa che faremmo bene a ricordarci è la frase con cui si è chiusa l’intervista a Magni: “Come mi sentii dopo aver fatto arrestare Mario Chiesa? Un uomo libero”.

E chi può permettersi di schiavizzare un uomo?

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