Le società di rating: un alibi perfetto

Le società di rating sono quanto di più discutibile ci possa essere.

Soggetti di diritto privato che danno patentino di credibilità ad aziende e Stati. E a chi interessano questi patentini di credibilità? Alle banche ed agli investitori, insomma a chi fa speculazione. Sono criteri scientifici? Mah! Le agenzie di rating dicono di sì, fatto sta è che questi avevano definito come solide Enron, Lehmann Brothers e Parmalat (fra le altre) tutte fallite poco dopo i giudizi positivi.

Ovvio che nel momento in cui poi si scopre che alcune agenzie hanno compartecipazioni più o meno dirette nel mondo della speculazione capiamo come forse i ‘criteri scientifici’ siano tattiche di abbassamento/innalzamento dei titoli e che tutto questo serva a far guadagnare alcuni soggetti.

Ma la cosa diventa ancora più grave nella misura in cui le agenzie di rating declassano Stati e li ‘minacciano’ di declassamento invitandoli a compiere scelte – che dovrebbero essere della politica -.

Un esempio delle ultime ore è la scelta del governo Monti di ‘liberalizzare’ – anche se sarebbe più corretto parlare di ‘deregolamentare’ – le trivellazioni. Sì, perché usando come scusa il fatto che l’agenzia di rating Standard&Poor’s individuerebbe tra i parametri di solidità economica lo sviluppo delle attività petrolifere, il governo italiano sta pensando di dare alle compagnie petrolifere ulteriori vantaggi per l’attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi, legati anche alla promozione degli investimenti offshore (come se non fossero bastate le percentuali di royalties di compensazione ambientale alle Regioni tra le più basse del mondo!). Chissà perché ho la sensazione che le società di rating abbiano anche qualche partecipazione nelle multinazionali del petrolio…

Insomma , noi lo diciamo da mesi, in tempi non sospetti che nello stra-potere concesso alle società di rating c’era qualcosa che non andava. Ci fa piacere scoprire che oggi lo dica anche chi ha una prospettiva radicalmente diversa dalla nostra.

E allora cosa si aspetta a mettere dei limiti alla speculazione e magari anche alle incursioni dei grandi poteri economici nella politica?

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