Da oggi ci mancherà qualcosa

vignetta di Mauro Biani

Mauro Biani per Liberazione

Oggi Liberazione non sarà nella mia buchetta delle lettere. E non sarà neppure in edicola.

Liberazione è il quotidiano di Rifondazione Comunista. E dal 1° gennaio 2012 ne è sospesa la pubblicazione cartacea. Sospesa per ragioni economiche: i tagli del governo Monti – che hanno riguardato anche il fondo per l’editoria – non permettono all’editore di sostenere i costi. L’editore è il Prc, che come è noto versa in condizioni economiche ‘difficili’ (tanto per usare un eufemismo) e per anni ha compiuto uno sforzo notevole per coprire i ‘buchi’ del giornale. Non sono né una giornalista né un’editrice, per cui ad entrare nello specifico della ‘strategia’ da adottare rischierei di dire sonore cavolate. Ma sono una delle tante donne di Rifondazione, e da questo – parzialissimo –  punto di vista qualcosa da dire ce l’ho.

Le lavoratrici e i lavoratori del “mio” giornale sono in mobilitazione. Sono in ‘ferie forzate’, ma occupano la redazione e faranno uscire un giornale in pdf come forma di protesta. A loro va il mio pensiero e la mia solidarietà. Non mi sfugge come in questa vertenza, forse anche per la natura della “controparte”, si intreccino come non mai tante diverse motivazioni.

Qui, però, vorrei raccontare perché per me Liberazione è stata importante, e perché spero continui ad esserlo. Ma voglio anche dire cosa dal mio osservatorio non funziona.

Liberazione è stato un fedele strumento di diffusione di ciò che la “grande” stampa non voleva diffondere perché scomodo, fastidioso, destabilizzante. Questo lo hanno scritto e detto in tanti ultimamente. Io, da ferrarese,  la voglio raccontare con la storia di Federico Aldrovandi.

Nel gennaio 2006 Checchino Antonini mi chiamò: aveva bisogno di una “guida indiana” – proprio così disse – che lo accompagnasse per Ferrara. Non ci conoscevamo. Gli diede il mio numero un compagno. Io ero una Giovane Comunista. Checchino aveva visto su Indymedia un riferimento al blog di Patrizia, la mamma di Federico. Nessuno parlava del caso, neppure a Ferrara. Non i media, comunque. Il giornalista romano arrivò. Incontrò la famiglia di Aldro, gli avvocati, gli amici, provò ad andare in Procura e in Questura, ascoltò le voci di una città. Il giorno dopo la notizia uscì su Liberazione. Poi arrivarono Il Manifesto e Chi l’ha visto?, i giornali locali e poi tutti gli altri da Repubblica al Corriere della Sera. Fu grazie a Liberazione se lo strano caso di un diciottenne morto – per un malore o per droga, come dicevano i giornali locali il giorno dopo il fatto –  durante un controllo di polizia si è rivelato un coacervo di omissioni e “mancanze”, fino ad arrivare alla condanna in primo grado per omicidio colposo dei quattro poliziotti intervenuti.

Liberazione ha fatto inchiesta, ha dato voce a chi voce non aveva e a chi voce non doveva essere data. Insomma, a me è stato chiaro come il ‘nostro’ giornale fosse uno strumento potentissimo. E utile.

Ma allora perché vende solo 5000 copie? E qui c’è l’altro pezzo. Se uno strumento potenzialmente così forte non è acquistato neppure dagli iscritti – che nel 2010 erano più di 40mila, il che significa che lo compra circa 1 su 8 – bisogna interrogarsi. In provincia di Ferrara sono meno di 10 gli abbonamenti, fra quelli on line e quelli al cartaceo. Passi che il giornale può non piacere , che c’è la crisi e che ormai molti raccolgono notizie, gratis, su internet in tempo praticamente reale. Ma è anche vero che, ad oggi, internet in Italia è ben lontano dall’essere ‘per tutti‘. Ed è anche vero che intere fasce della popolazione non vi possono accedere. Per questo la riduzione a mera testata on line non mi soddisfa, anche se magari una versione cartacea periodica potrebbe in parte bypassare il problema. Ma questo non basta. Se neppure gli iscritti lo comprano significa che non lo sentono loro, non lo ritengono utile. E  trovare, insieme, le formule giuste è un pezzo ulteriore di lavoro che va fatto. Cercando le formule per coinvolgere anche le donne e gli uomini che tutti i giorni stanno nelle lotte sui territori, dentro e fuori il Prc. In cambio di sostegno ed abbonamenti. Perché è chiaro che Rifondazione non ce la può più fare ed è chiaro che il problema va risolto anche aumentando il numero delle vendite.

Leggere che fra i garanti del Fondo salva Liberazione c’è Marco Bersani, uno dei promotori del Forum dei Movimenti per l’Acqua, ci dice che questo giornale è considerato un mezzo importante. Anche da chi non è di Rifondazione.

Cosa aspettiamo a far tutti la nostra parte?

Annunci

0 Responses to “Da oggi ci mancherà qualcosa”



  1. Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




Follow me on Twitter

Archivi


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: