Gli ideali lasciano il posto ai numeri.

Non è mia abitudine riportare interamente articoli o interventi pubblicati sulla stampa. Credo, però,  che questo “commento” di Alessandro Somma, pubblicato su “La Nuova Ferrara” di lunedì 21 novembre 2011, possa essere un commento anticipato al vergognoso comportamento che sindaco e consiglieri hanno messo in atto lo stesso pomeriggio di lunedì.

Alessandro Somma  nella vita fa il professore ordinario di Diritto Comparato all’Università di Ferrara,  da grande vorrebbe fare il giornalista ed è, con me, il fondatore  del club – molto ‘esclusivo’ – dei  “brontoloni che si godono la vita”.

Buona lettura!

Se la politica è sviluppare ideali alti, tradurli in una visione della convivenza tra interessi contrapposti, farli vivere nel confronto e nel conflitto democratico, allora negli ultimi tempi se ne sono davvero perse le tracce. Sono spariti gli ideali alti, travolti dalla passiva accettazione dell’esistente, da un male inteso senso del realismo, chiamato a coprire l’incapacità di elevare lo sguardo oltre il proprio triste destino. La convivenza tra interessi contrapposti è impedita dalla volontà di sopraffazione, dallo scontro senza regole tra forti e deboli, o peggio dalla guerra tra poveri. Il confronto e il conflitto democratico sono soffocati dalla violenza delle statistiche, dei numeri incontrovertibili, dei teoremi assoluti espressi con linguaggio tecnico incomprensibile. O peggio da inviti alla coesione fine a se stessa, alla solidarietà interna a comunità chiuse e incapaci di concepire la diversità. I riscontri di questa deriva sono numerosi e non occorre scomodare i protagonisti di destra e di sinistra del quasi ventennio berlusconiano per rendersene conto. Anche la politica locale mostra una notevole propensione al suicidio, come indicano tre recenti episodi che sarebbe superficiale trascurare, o derubricare a casi di folclore, o al limite di momentanea caduta di stile. Primo episodio. Alla festa del Pd il Sindaco si occupa delle proteste dei commercianti contro il rincaro delle tariffe dei parcheggi, liquidandole con un “me ne frego, come diceva quel tale”, cioè Mussolini: un’affermazione che si commenta da sé. Poi il primo cittadino affronta il tema dei referendum sull’acqua, riconoscendo che esprimono un’indicazione chiara, ovvero impongono se non altro di “riprenderci la gestione”. Salvo poi dire che la democrazia è tale solo se ci sono i soldi per realizzarla, ovvero solo se non comporta spese eccessive. Eppure è un avvocato e dovrebbe sapere che i diritti politici sono indisponibili, non possono cioè barattarsi con il denaro, come non lo sono la vita, la salute, la libertà personale e la libertà dal bisogno. Secondo episodio: la recente presentazione della proposta di bilancio comunale per il prossimo anno. Concepita come un innovativo modo di dialogare con la cittadinanza, è stato solo un modesto esperimento di marketing politico, pensato per vendere uno scadente prodotto preconfezionato. Come in una televendita si sono pronunciate frasi ad effetto, o che aspiravano ad essere tali, ad esempio che il bilancio rappresenta una storia di idee e non di numeri. Ma le idee si discutono e si lasciano mettere in discussione, e invece si è trattato solo di numeri usciti da formule indiscutibili, e indiscusse. Del resto mancavano gli interlocutori, giacché i pochi presenti erano in massima parte addetti ai lavori e militanti del partito di maggioranza. Terzo episodio. Pochi giorni fa il Consiglio comunale avrebbe dovuto discutere dell’applicazione del secondo referendum sull’acqua. Già questo suona strano, in quanto l’esito della consultazione non può che essere recepito, non essendo evidentemente possibile per un ente territoriale disattendere un pronunciamento popolare. Suona invece scandaloso quando è successo: gli attivisti del Comitato acqua pubblica presenti alla seduta indossavano una pettorina con scritte che ricordavano la vittoria dei sì, e per questo due di loro sono stati trascinati via dall’aula, e la seduta è stata sospesa. Non pago, un assessore si è poi rivolto pubblicamente ai componenti del Comitato, accusandoli di essere interessati solo alle “sceneggiate di impatto mediatico”. E soprattutto di intralciare l’attività di governo della cosa pubblica, ovvero la gestione ragionieristica del bilancio, costi quel che costi, violazioni di legge incluse, nascoste ad arte sotto una pedante elencazione di numeri e norme citate a sproposito. Con il senno di poi le dittature sono sempre riconoscibili, ma mentre si affermano per piccoli passi i più li considerano un percorso inevitabile, o peggio non riconoscono di averlo intrapreso. Se ci stiamo avviando in sordina verso una dittatura del mercato e delle banche, la colpa è anche e soprattutto di una politica che quotidianamente mostra di concepirsi come mera amministrazione dell’esistente, e dunque di politici a misura di mercanti e banchieri. Politici complici forse inconsapevoli, ma pur sempre complici di chi attenta al primo bene che sono chiamati a difendere: la democrazia.

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