Manovre stupide e Movimenti intelligenti

Maggioranza e opposizione sono d’accordo: per uscire dalla crisi bisogna, da un lato, tagliare stato sociale e sussidi alle imprese e, dall’altro, privatizzare (che in casi come questi significa svendere).

Slavoj Žižek, filosofo sloveno, nel suo Dalla tragedia alla farsa (ed. Ponte alle Grazie, 2010) smaschera non soltanto l’atteggiamento autolesionista delle classi subalterne al capitale, ma comprendere il perché della sua forza: “la capacità di auto generarsi e posticipare il collasso finale”.

Già, e pare proprio questo il risultato della manovra italiana “lacrime e sangue”, sponsorizzata sul IlSole24Ore da Perotti e Zingales. Peccato che, citando gli autori, non ci sia tempo per manovre intelligenti si sia deciso di farne una stupida. Allo stato attuale si svendono i servizi pubblici e non si riuscirà comunque ad azzerare il deficit, perché pur non emettendo nuovi titoli, si dovrà rinegoziare quelli in scadenza (per cui la palla passerà alla finanza e alle società di rating, che decideranno i tassi e che saranno certo superiori).

E prima o dopo il default arriva.

E tutto questo con il “consenso” bipartisan della politica (insomma l’ok dell’opposizione parlamentare) ma sicuramente non se con il vero “consenso” degli uomini e delle donne, dei tanti e delle tante che hanno animato piazze, cortei, vertenze territoriali, movimenti per anni.

Manovra priva di politica economica ma decisa dalla finanza internazionale, come ci ricorda Guido Viale in uno dei suoi begli interventi sul Manifesto.

Oggi sembra sempre più urgente riprendere il filo di pensiero dell’ “agire locale e pensare globale”, sembra una strana coincidenza che una manovra così brutale e priva di respiro politico cada proprio nel decennale del G8 di Genova.

E’ il tempo di riprendere quelle sfide, ritrovarsi donne e uomini di ieri e di oggi, e riempire quel vuoto elaborativo e progettuale, in modo plurale. Indignati e impegnati perché, citando Hessel, l’indignazione non basta. Quello che si è fatto nel Forum dei Movimenti per l’Acqua, i NoTav, i tanti comitati locali su vertenze ambientali e di lavoro.

E’ giunto il momento di legarsi ancora di più, riprendere discorsi interrotti. Viale lo cita, e lo abbiamo visto nelle scorse settimane: la risposta “bipartisan” di chi vuole imporre il proprio modello sarà violenta, come è stata in Val di Susa, come è stata dieci anni fa a Genova.

A manovre stupide e violente dobbiamo opporre tutta l’intelligenza di cui sono capaci i movimenti.

Oggi un altro mondo è possibile, e non è quello che ci vogliono raccontare.

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