Ddl intercettazioni, il Senato approva

Oggi il Senato ha approvato il ddl sulle intercettazioni.

Pd uscito dall’aula, Radicali votano contro. Parlamentari dell’Idv espulsi dopo che avevano occupato i banchi del Governo.

L’atto è grave.

Ѐ grave innanzitutto perché di fatto, il provvedimento, rende non utilizzabili quando proprio ‘non realizzabili’ le intercettazioni.

Ѐ preoccupante perché il metodo delle intercettazioni serve soprattutto nei reati di mafia, traffici di vario genere (a cominciare dal narcotraffico), reati di terrorismo e di ‘ alta finanza’, come ci racconta bene Federico Rampini dalle pagine di repubblica.it.

Ѐ inoltre grave il fatto che si punisca con particolare durezza i giornalisti che si rendano ‘colpevoli’ di divulgare le intercettazioni.

Sono iniziate le manifestazioni contro la c.d. ‘legge bavaglio’. Anche a Ferrara domani pomeriggio si terrà una colorata e speriamo rumorosa manifestazione che permetta di rompere il silenzio ovattato entro cui la normativa vorrebbe porre i mass media.

I giornalisti e le testate si sono mobilitati. Molte delle testate sono su posizioni moderate e vicine ai poteri forti economici e sociali, che hanno rinunciato a fare vera inchiesta, quella scomoda per i loro finanziatori, per intenderci.

Giornalisti che spesso hanno rinunciato a fare inchiesta anche quando sarebbe bastato guardare fuori dalla finestra della propria redazione (come dimenticare gli articoli dei giornali locali – inizialmente – sul caso Aldrovandi? come dimenticare che è dovuto venire un giornalista da Roma?)

Vorrei tanto che si avesse il coraggio di dire che il primo bavaglio che non si vuole mettere è quello alle indagini; che il secondo è quello all’informazione.

Ma che per la libertà di informazione, per un vero giornalismo di inchiesta, non basta non metere il bavaglio, ma chiedere a gran voce ai giornalisti – soprattutto a quelli delle grandi testate – di non abdicare al loro ruolo di ‘inquirenti’.

Imparare un po’ di più da bravi giornalisti – che fanno inchiesta! – come Milena Gabanelli, Riccardo Iacona e Checchino Antonini.

E magari non muoversi solo quando temono di perdere una parte così importante come la cronaca giudiziaria!

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